domenica 12 luglio 2015

Recensione Maràssa e Curiàtta su ILPIACENZA.IT


A cura del giornalista Renato Passerini, è possibile leggere la recensione del volume dal sito ILPIACENZA.IT



di seguito uno stralcio...

Maràssa & Curiàtta, Il primo dizionario del dialetto gropallino  - Blog
Un dizionario quanto mai prezioso perché ferma il tempo e rappresenta la memoria del popolo groppallino nel tempo in cui, in fatto di lingua, occorre "ingoiare" l'inglese dimenticando le espressioni più autentiche dei padri, soprattutto in fatto di "frasi idiomatiche" che riescono da sole a chiarire concetti altrimenti ostici o inusitati, o vocaboli inconsueti, vecchi termini quasi dimenticati. Gallini ha composto questo, che non è solo un dizionario ma una summa della cultura groppallina, con l'obiettivo di lasciare una traccia del periodo precedente al suo, allontanando per la cultura del dialetto il rischio di non superare la barriera generazionale.
Il libro racconta la storia dell’esteso territorio groppallino attraverso le sue parole. L'autore è inoltre riuscito nell'intento di scrivere per la prima volta le regole grammaticali che ruotano attorno al dialetto di Groppallo con un'attenta e semplice comprensione dell'analisi linguistica che consente al lettore di trovare, per ogni termine, riferimenti ai luoghi delle sue genti, alle persone di ieri e di oggi con la raccolta degli antichi soprannomi famigliari, i nomi dialettali di terreni, boschi, aree, canali, monti, rivoli e tanto altro, compiendo un’operazione culturale perché questa non è proprietà esclusiva di professori, scienziati, letterati e di autori cinematografici o televisivi. Accanto alla cultura della classe intellettuale” è sempre esistita, e tuttora esiste, una cultura popolare del lavoro, della fatica, del gioco e degli affetti, certamente più ricca di sfumature e di suggestioni evocative. 
D’altra parte, nemmeno per l’italiano si usa più l’accezione di lingua colta. Il lessico della lingua nazionale parlata dalle nuove generazioni è andato via via scarnificandosi, riducendosi alla povertà di circa tre-quattrocento vocaboli infarciti di numerosi termini stranieri legati a forme comunicative globalizzanti.
Il pericolo è che nella sintesi semplificante del nuovo linguaggio centralizzato (omologato dall’idioma televisivo) si atrofizzino anche la formulazione del pensiero e la spontaneità delle emozioni.
Con il dialetto, le antiche generazioni hanno accumulato un tesoro di colorita espressività, che sarebbe colpevole lasciar appassire nel ricordo nostalgico di come eravamo. Il dialetto, fortunatamente, non è ancora morto e la sua vivacità è il filo conduttore delle oltre 700 pagine del volume di Gallini.



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